A gennaio la mobilitazione di Confagricoltura aveva radunato centinaia di aziende
Il Decreto-legge “Bollette” approvato mercoledì 18 febbraio dal Consiglio dei ministri non soddisfa le aspettative del mondo agricolo, che chiede al Parlamento di impegnarsi per modificarne il testo ed evitare la chiusura di centinaia di impianti impegnati nella produzione di energia elettrica tramite biogas e biomasse. Da tempo Confagricoltura si è fatta portavoce delle richieste del settore primario, ricordando l’impegno e gli investimenti di tante aziende per le energie rinnovabili, e continuerà a battersi a tutti i livelli affinché in Parlamento vengano inseriti correttivi al DL “Bollette”.
Proprio nella nostra regione, già lo scorso 30 gennaio, Confagricoltura Cuneo, in collaborazione con il Consorzio Monviso Agroenergia, ha organizzato, un incontro a Cavallermaggiore sul tema del biogas elettrico agricolo: vi hanno partecipato centinaia di aziende e agricoltori di tutto il Piemonte, e non solo.
“Apprezziamo l’intento di diminuire i costi energetici per il prossimo triennio alle imprese e alle famiglie – afferma Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – ma i contenuti del decreto, nonostante le rassicurazioni di qualche settimana fa, continuano a destare preoccupazione nel mondo agricolo per la tenuta delle aziende che hanno investito negli ultimi anni nelle energie rinnovabili, fornendo un contributo importante per la transizione ecologica del Paese. Infatti, il testo del Dl Bollette approvato non contiene le modifiche richieste e non garantisce, purtroppo, garanzia di continuità al biogas elettrico e agli impianti a biomasse: due filiere estremamente importanti per la sostenibilità e la resilienza delle imprese agricole e forestali italiane”.
Le principali novità riguardano gli impianti che escono dalle tariffe incentivanti ed entrano nel sistema dei Prezzi Minimi Garantiti (PMG). Quelli oltre i 300 kW lavoreranno per un numero di ore incentivate massime fissato ad ogni inizio semestre dal GSE, nel rispetto di un limite di spesa fissato per ogni anno, ma solo fino al 31 dicembre 2030 e dovranno impegnarsi a riconvertirsi a biometano. Anche gli impianti sotto i 300 kW potranno funzionare solo per un numero di ore incentivate massime fissato dal GSE, nel rispetto di un limite di spesa annuale fissato, ma fino al 31 dicembre 2037. Inoltre, la dotazione finanziaria prevista per gli anni 2026-2030 non sarà sufficiente a garantire il funzionamento per un numero adeguato di ore per tutti gli impianti. Secondo le stime effettuate dal CMA, per il settore biogas la copertura potrebbe variare fra il 45 e il 60 per cento di quanto necessario.
“Come Confagricoltura - conclude Allasia - chiediamo quindi un adeguamento del plafond e condizioni coerenti con il numero di impianti attualmente in esercizio, in tutto 1.155, di cui 235 sotto i 300 kW e 918 oltre i 300 Kw”.