Allasia: «L’avanzamento verso le aree a maggiore vocazione suinicola non può essere sottovalutato. Aziende e istituzioni devono mantenere altissima l’attenzione»
La progressione della Peste suina africana nel Cuneese torna a preoccupare Confagricoltura Piemonte. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, riferito al 20 settembre, sono 834 le positività riscontrate nei cinghiali in Piemonte. Insieme ai 1.383 casi della Liguria, il totale dall’inizio dell’emergenza sale a 2.217. Sono 206 i Comuni nei quali è stata accertata almeno una positività e 10 i focolai complessivamente riscontrati negli allevamenti nell’area Piemonte-Liguria.
Particolare attenzione desta l’evoluzione della situazione in provincia di Cuneo, dove sono ormai 18 i cinghiali risultati positivi: 9 a Saliceto, 4 ad Arguello, 2 a Cravanzana, 2 a Pezzolo Valle Uzzone e uno a Cerretto Langhe. A Saliceto il primo caso era stato registrato il 9 agosto: in poco più di un mese le positività sono salite a nove.
«È un andamento che dobbiamo seguire con grandissima attenzione – dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – perché il progressivo avvicinamento dell’infezione alle aree piemontesi con una forte presenza di allevamenti suinicoli rappresenta un rischio che non possiamo permetterci di sottovalutare. La PSA non costituisce un pericolo per l’uomo, ma per il comparto suinicolo le conseguenze sanitarie ed economiche possono essere pesantissime».
Confagricoltura Piemonte richiama quindi tutte le aziende al rigoroso rispetto delle misure di biosicurezza, con particolare attenzione all’accesso agli allevamenti di persone e mezzi, alla pulizia e disinfezione e a tutte le procedure previste dalle disposizioni sanitarie.
«La biosicurezza aziendale è la prima barriera e deve essere applicata senza eccezioni – prosegue Allasia – ma non può essere l’unico strumento. Occorre contemporaneamente intensificare le attività di ricerca e rimozione delle carcasse e soprattutto rendere sempre più efficace il contenimento della popolazione di cinghiali, creando una vera fascia di protezione tra le aree infette e i territori dove si concentra la suinicoltura».
La Regione Piemonte ha già adeguato le attività di gestione del cinghiale alle disposizioni del Commissario straordinario alla PSA e, nelle aree individuate come zona di riduzione della densità, ha previsto la caccia al cinghiale in tutte le forme consentite dal 1° settembre 2026 al 28 febbraio 2027. È inoltre operativo il Piano strategico per il controllo della PSA nel sub-cluster Piemonte-Liguria.
«Gli strumenti ci sono – conclude Allasia – e adesso devono essere utilizzati con continuità e con la massima efficacia. La priorità è impedire che il virus raggiunga le aree a maggiore densità di allevamenti. Su questo obiettivo servono responsabilità da parte degli allevatori, coordinamento delle istituzioni e un’azione di contenimento dei selvatici adeguata alla gravità del rischio. Non possiamo attendere che l’emergenza arrivi davanti alle porte delle stalle».