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La nuova PAC potrebbe avere effetti anche sui contratti di affitto agrari


Con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore del nuovo regime della PAC per gli anni 2023-2026, è opportuno effettuare alcune riflessioni sull’impatto che le novità della prossima riforma possono avere sui contratti di affitto di fondi rustici, con particolare riguardo al rapporto tra concedente ed affittuario ed alla determinazione contrattuale del canone.

Molti aspetti della riforma sono contenuti nei Piani strategici della PAC che anche l’Italia, come gli altri Paesi dell’Unione Europea, ha redatto e trasmesso alla Commissione, e che non sono in questo momento ancora approvati.

In particolare, risultano ancora in sospeso le definizioni di “attività agricola”, “superficie agricola” e di “ettaro ammissibile”, ma anche quelle di “agricoltore in attività”, “giovane agricoltore” e di “nuovo agricoltore”.

Si sa già però che la disciplina dei pagamenti diretti subirà importanti modifiche. Le principali novità riguardano il sistema dei pagamenti disaccoppiati, l’istituzione degli “ecoschemi” e del pagamento ridistributivo e la ridefinizione dei pagamenti accoppiati, che saranno sempre erogati con il sistema di titoli storici, che verranno ricalcolati nel 2023 con un metodo che determinerà di fatto un dimezzamento del valore del titolo attuale, incluso il relativo premio di greening. Successivamente, dal 2023 al 2026, il valore potrà diminuire o aumentare rispettivamente se il valore ricalcolato si attesterà su un valore superiore o inferiore alla media del valore dei titoli.

Il quadro normativo sarà quindi definito solo a seguito dell’approvazione del piano strategico della PAC, delle conseguenti disposizioni attuative che dovrà dettare il Ministero dell’Agricoltura e delle procedure esecutive che dovrà adottare Agea.

Questa situazione di incertezza ha conseguenze anche sui diversi tipi contratti agrari, per i quali l’alterazione del valore dei titoli a seguito della riforma può costituire una variabile rilevante soprattutto nel caso in cui i titoli appartengano al proprietario e vengano trasferiti con la terra.

Quindi, una prima considerazione che ad oggi è possibile fare, laddove le situazioni contrattuali lo consentano e qualunque sia la situazione contrattuale in cui le parti si trovano, è quella di orientarsi verso la stipula di contratti di durata annuale, così da spostare la trattativa fra le parti a un periodo temporale in cui il quadro sarà più chiaro.

Si tratta, è evidente, di una soluzione transitoria, che nasce dall’impossibilità di valutare in pieno la quantificazione del valore del titolo. Gli esperti delle Unioni Agricoltori sono in grado e di fornire ragguagli sull’evoluzione della riforma Pac e di consigliare e assistere gli interessati sull’argomento, individuando la miglior soluzione per ogni caso specifico.