Dopo una vendemmia con alti e bassi in provincia di Torino – buona qualità, produzione in calo, danni estesi da grandine e Popillia Japonica, questi ultimi in particolare nel Canavese – l’inverno che si sta per concludere ha portato una serie di notti rigide, a gennaio, che si spera abbiano rallentato la proliferazione del coleottero asiatico, mentre piogge abbondanti e ben distribuite hanno permesso di costituire una buona riserva idrica.
I cambiamenti climatici e i loro effetti sulla salute dei vigneti e la produzione sono il primo dei problemi da affrontare, ha ricordato Gian Luigi Orsolani, presidente di Confagricoltura Torino, intervenendo, nella sede della Camera di commercio di Torino, alla presentazione della piattaforma digitale “Clima e vite”, messa a punto con il contributo Camerale e la fattiva collaborazione del Laboratorio chimico dello stesso ente per supportare viticoltori, tema caro al presidente Massimiliano Cipolletta e ben sottolineato nel suo intervento. “Nella scorsa annata – ricorda Orsolani - abbiamo assistito da un lato all’avanzata della Popillia japonica, che, arrivando dal nord del Piemonte, ha invaso il Canavese creando gravi danni in molti vigneti, dall’altro a forti grandinate, che hanno interessato particolarmente l’area di Caluso. I cambiamenti climatici sono un problema che la vigna sta soffrendo moltissimo: anche se nell’immediato hanno portato dei benefici qualitativi ai nostri vini, c’è il timore che l’accelerazione di questi fenomeni possa creare difficoltà tali da mettere in discussione la viticoltura per come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi”.
Guardando all’ultima vendemmia dal Torinese emerge un quadro articolato e complessivamente incoraggiante, con segnali di qualità e dinamismo nei diversi areali.
Nei territori di Carema, Erbaluce di Caluso e Canavese, nonostante le criticità legate agli attacchi di Popillia japonica e alle grandinate che nel Calusiese hanno ridotto sensibilmente i volumi produttivi, i vini ottenuti si distinguono per una maggiore finezza e per profumi più ampi ed eleganti. “Struttura e corpo risultano leggermente più contenuti – spiega Bartolomeo Merlo, presidente del consorzio di tutela dei vini Caluso, Carema e Canavese - così come le gradazioni, che restano comunque nella norma, delineando un profilo organolettico equilibrato e di sicuro interesse.
In Valle di Susa, come riferisce il presidente del Consorzio Valsusa doc Marco Martina, grazie a un clima più caldo e meno piovoso, la produzione ha registrato un incremento del 40% rispetto al 2024. Dalle cantine arrivano indicazioni positive: i vini presentano una buona qualità complessiva e una gradazione stabile, confermando la vitalità dell’area.
Anche nel Pinerolese, come racconta il presidente del Consorzio di tutela della doc Pinerolese Mauro Camusso, “l’ultima vendemmia segna un miglioramento rispetto all’annata precedente, con un aumento della gradazione che testimonia una buona maturazione delle uve”.
Matteo Rossotto, presidente del Consorzio del Fresia di Chieri e della Collina Torinese chiarisce che per bianchi e rosati l’annata 2025 si profila eccellente, mentre il Freisa promette una qualità medio-alta, confermandosi un vitigno capace di adattarsi meglio di altri ai cambiamenti climatici. Anche in queste zone si è registrata la presenza della Popillia japonica, ma con danni finora contenuti e sotto controllo.
“Dobbiamo imparare a convivere con un meteo sempre più instabile – conclude Orsolani – puntando su innovazione, strumenti digitali e ricerca per dare ai viticoltori risposte concrete: la qualità c’è, ora bisogna mettere il vigneto nelle condizioni di reggere le sfide dei prossimi anni”.