“La logistica agroalimentare italiana si muove all’interno di un quadro complesso, caratterizzato da volumi imponenti, forte dipendenza dal trasporto su gomma e una capacità ferroviaria che cresce troppo lentamente rispetto alle esigenze del settore. Il 92% delle merci viaggia su strada: è tempo di potenziare la nostra logistica. Vince chi arriva prima, al costo minore”. Lo ha affermato oggi il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, a “Obiettivo Export - Imprese e territori del Centro Italia verso la Conferenza Nazionale dell’Export 2026”, terzo appuntamento organizzato dal ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, in vista della conferenza nazionale dell’export, il prossimo 17 dicembre.
Secondo le stime di Confagricoltura, le produzioni agricole e alimentari italiane, inclusi i prodotti destinati alla zootecnia, ammontano a poco meno di 190 milioni di tonnellate l’anno, di cui circa 50 milioni esportate. A queste si aggiungono 29 milioni di tonnellate di prodotti importati e 6 milioni di tonnellate di mezzi tecnici (fertilizzanti e carburanti). Numeri che confermano la centralità della logistica per la competitività dell’intero sistema agroalimentare.
I dati ISTAT diffusi a febbraio mostrano con chiarezza la struttura del trasporto merci in Italia: su 1,2 miliardi di tonnellate movimentate complessivamente nel 2024, solo 94,6 milioni viaggiano su ferrovia (meno dell’8%), mentre 1.110,5 milioni sono trasportati su strada (appunto il 92,1%). Il divario modale non accenna a ridursi. Nell’ultimo decennio (2014 - 2024), il trasporto ferroviario è cresciuto del 13,8%, ma quello su gomma è aumentato di oltre il doppio: +29,6%. Segnale evidente delle difficoltà nel far decollare l’intermodalità e nel rendere competitivo il trasporto su ferro.
Nonostante ciò, l’Italia mantiene un ruolo rilevante nel panorama europeo: è quarta nell’Ue per tonnellate-chilometro trasportate via ferrovia e quinta per traffico stradale, dopo Polonia, Germania, Spagna e Francia.
“Il mondo ci riconosce come 'speciality' e non come 'commodity' – ha aggiunto Giansanti - grazie alla qualità delle nostre produzioni. E i dati confermano che la filiera agroalimentare dipende in modo strutturale dal trasporto stradale, soprattutto per la distribuzione capillare e per la gestione dei prodotti freschi e freschissimi, ma soffre ritardi infrastrutturali e inefficienze".
“Le recenti tensioni geopolitiche e i ‘colli di bottiglia’ su alcune rotte internazionali mostrano poi quanto la logistica sia vulnerabile agli shock esterni. Ridurre distanze, ottimizzare i passaggi intermedi e accorciare la filiera distributiva - ha concluso il presidente - sono leve cruciali per contenere i costi”.